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RABOSO

CENNI STORICI

La coltivazione di questo vitigno nelle province di Treviso e Venezia risale all’Ottocento. Nonostante il nome, è praticamente sconosciuto nel Veronese.

Molon (1906) scrisse infatti che “nel Veronese non è quasi conosciuto e il nome gli fu dato da chi lo importò per primo a Noventa di Piave (VE)”. Nel 1925, lo studioso di ampelografia Norberto Marzotto, affermò che la diffusione del Raboso Veronese era cominciata dai possedimenti dei Conti Papadopoli di San Polo di Piave e Cologna Veneta (VR).

Secondo l’Ampelografia generale della provincia di Treviso (1870) la Rabosa veronese risultava coltivata nella area trevigiana assieme alla Rabosa nostrana, o trevisana, cioè al Raboso Piave. Tanto da risultare più diffusa rispetto al Raboso Piave.

L’origine del Raboso Veronese è rimasta quasi sconosciuta fino a tempi recentissimi, in particolare fino ai lavori dei ricercatori dell’Istituto Sperimentale di Viticoltura di Conegliano, sezione di Ampelografia e Miglioramento Genetico. Mediante l’utilizzo dei metodi di biologia molecolare, essi sono riusciti ad dimostrare la discendenza del Raboso veronese da un incrocio spontaneo tra il Raboso Piave (individuato come ‘madre’) e la Marzemina Bianca (individuata come ‘padre’).

E’ inoltre emerso che il Raboso veronese è morfologicamente molto più simile al genitore materno che alla Marzemina bianca. Infatti si presenta come una forma ingentilita del Raboso Piave per le sue uve meno acide e meno tanniche, comunque ricche di colore, e perché anticipa la maturazione di circa quindici giorni.

Il Raboso Veronese è vitigno autoctono, iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite col numero 204. Il disciplinare di produzione della DOC Piave, proprio perché i vini ottenuti rispettivamente dai vitigni Raboso veronese e Raboso Piave risultano molto simili, riporta come vitigno ammesso, il ‘Raboso’ genericamente.

La nostra versione di Raboso frizzante è ideale per aperitivi, rinfreschi e buffet freddi.

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